L’avventura (in breve) del calendario da Giulio Cesare a Papa Gregorio XIII

L’antico calendario romano del quale Settembre era il settimo mese rimase in vigore fino al 45 prima di Cristo. A cambiare le carte in tavola fu la riforma di Giulio Cesare che istituì un calendario derivato da quello egizio ed elaborato, almeno così pare, da un astronomo di Alessandria (quella sulle rive del Nilo, non quella in Piemonte), tale Sosigene.

La rivoluzione del Calendario giuliano (il cui primo giorno era il primo di gennaio) consistette nel basarsi, per il conto dei mesi, sul ciclo delle stagioni, e quindi sul moto della Terra intorno al Sole.

Ecco allora comparire gli anni bisestili, che ancora adesso ci perseguitano, portatori, così si dice, di cose nefaste e che all’inizio generarono parecchia confusione nel conteggio dei giorni dell’anno.

Successivamente Ottaviano (Augusto) decretò che la bisestilità (nata per ovviare al fatto che la durata dell’anno solare non è data da un numero intero di giorni) non cadesse ogni anno.

Sosigene aveva infatti pensato che ogni quattro anni uno dovesse essere più lungo. In tal modo, e questo ci risulta ancora oggi, un anno del calendario giuliano durava in media trecentosessantacinque giorni e un quarto, allineandosi con il già citato anno solare (il periodo di tempo che impiega il Sole a tornare nella medesima posizione vista dalla Terra) con uno scarto di una decina di minuti circa.

Il problema è che nei secoli, questo pur breve scarto, aumentava a dismisura. Ogni centoventotto anni si perdeva un giorno. Intervenne allora Papa Gregorio XIII che nel 1582 introdusse il suo calendario che sistemò gli scarti temporali di quello giuliano.

Per ironia della storia il calendario promulgato da Ugo Boncompagni (il Papa in questione) utilizzava anche i calcoli di Copernico, vista la loro esattezza. Quello stesso Copernico che venne scomunicato dalla Chiesa per la sua sedicente teoria eliocentrica. 

In ogni caso, i mesi duranti i quali lavoriamo, andiamo in vacanza, partecipiamo ad eventi e che, più in generale, scandiscono la quotidianità della quasi totalità del Globo, portano il nome di dei, dee e imperatori del mondo antico. Gennaio è infatti dedicato a Giano (dio bifronte che simboleggia il passaggio dal vecchio al nuovo anno, tra l’altro ianua in latino significa porta), Febbraio deve il nome alla parola di lingua sabina februa che vuol dire purificazione (dei campi prima della coltivazione), Marzo da Marte (dio della guerra), Aprile dalla dea Afrodite (indica la forza vitale), Maggio è quasi un’invocazione a Maia (dea della fertilità), Giugno e Luglio scaturiscono rispettivamente da Giunone e naturalmente Giulio (il Cesare promulgatore del calendario), mentre Agosto è una dedica a Gaio Cesare Ottaviano Augusto, l’imperatore. I mesi che vanno da Settembre a Dicembre tradiscono invece, nel loro appellativo, il fatto di essere il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese del precedente calendario romano.

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